Pensieri sparsi e piccoli racconti senza capo né coda
Fiora
Pane, burro e zucchero
Sole dorato e profumo di caffè, nel piatto due fette di pane tostato.
Ricordo di merende d’infanzia.
Era una specie di poesiola, un ritornello musicale:
“pane, burro e zucchero!”
e, la versione hardcore:
“pane, burro, zucchero e marmellata!”
Michette dorate e croccanti trasformate in opere di alta pasticceria.
Sono i sessant’anni che avanzano o solo briciole di pane nel piatto?
SQUATTERS
L’ispezione il mattino, nel silenzio delle prime ore di luce, piccoli attenti passi, orecchie tese, scambi di segnali in codice.
Nel giro di pochi minuti il sito è dichiarato sicuro.
Lei decide dove installare la base, posizione alta, protetta….morbida, non la vedremo più comparire.
Lui rimane di pattuglia, pronto a segnalare l’avvicinarsi di qualsiasi pericolo.
Risuona nell’aria, giorno e notte l’instancabile “qua qua” (“è mezzanotte e tutto va bene”), un papà pronto a difendere la sua famiglia.
Risponde il silenzio di una madre gestante, indifesa, affamata.
Sono i nuovi squatters, e i nostri nuovi vicini, clandestini e di razza differente.


(lei ha scelto il suo nido nel pacco della vela)
Miscela leone o Tabac de segunda?
Sono distesa in pozzetto, i giorni in mare hanno tutti un gusto diverso, piccole variazioni di vento e di onde fanno sì che la tua giornata diventi o il continuo alternarsi di scossoni e inclinazioni impreviste, o la dolce oscillazione di una culla di bimbo.
In ambedue i casi la posizione orizzontale è la migliore.
E la mente vaga.
Pensieri che scivolano gli uni sugli altri come le gocce di pioggia sui vetri.
Quando sono in mare non bevo caffè, senza caffè alcuni miei piccoli problemi di salute sono molto migliorati, con cosa dunque, sostituire il mio prezioso caffè del mattino.
Miscela Leone!
Boffalora, i cugini, zia Costanza, ma cosa era? Caffè o tabacco da fiuto?
E mentre penso al tabacco vedo la sua mano, le dita piegate e irrigidite dall’artrite, si infilano nella tasca del grembiule, un gesto fatto senza cercare, sicuro diretto, si infilano storte ed estraggono la piccola scatola di metallo, è un attimo, la presa, la mano e lo sniffo, poi tutto scompare, forse uno starnuto, forse l’unica sua debolezza.
Nonna Cesera: concentrato dinamitardo di determinazione matriarcale.
La storia volle che l’unico figlio maschio si portasse la moglie a casa, “condannandola” ad un futuro di sudditanza.
Ricordo di estati e di un albero di magnifiche albicocche e la mia frustrata golosità di bambina, soggiogata dallo sguardo acuto ed inquisitorio che concedeva un solo dorato frutto.
Si raccontava che odiasse i gatti perché un giorno, dopo il suo tentativo di terminare la vita terrena di uno sfortunato peloso, lo stesso si fosse ribellato in un attacco feroce, eliminando così ogni possibile futuro rapporto di tolleranza per il genere felino.
La preghiera prima del pranzo del giorno di Natale, era affidata a lei, le sue lacrime d’emozione scioglievano in quel momento il nodo della corazza, finalmente trasparente, diventava, soltanto per pochi secondi, una piccola vecchietta irrigidita dagli anni.
