Il mondo di Vagamonda

Sono in viaggio da sempre

L’equipaggio

Due capitani, due teste dure, due marinai.

Fiora

FIORA

Sono della terra di Brianza, terra di mezzo.

Un soffio dalle sponde del lago, le alpi come lo sfondo di un palcoscenico, giusto appena dove la pianura finisce e cominciano le lunghe salite tagliagambe, lì dove ogni dosso si chiama Sosta, Respiro, Ristoro.

La temibile salita di Calco, 6 kilometri di ostinata, continua, stremante pendenza.

Dopo i curvoni, quando il rettilineo ricomincia a mangiare i polpacci, nasce, nel 1910, la “ANTICA OSTERIA”, così volle chiamarla la mia bisnonna.

Nel tempo verrà poi conosciuta ed amata con il nome delle sue ostesse : la Nina, Tugneta, Miglieta.

Passerà alla storia come “I SALA”.

Io nasco nell’epoca “Miglieta” (1965), i fantastici anni ’70 sono la mia infanzia, mangio gelati seduta sotto ombrelloni blu e bersò di vite selvatica.

Già allora, in quei pigri giorni infantili, il mio sguardo seguiva il traffico incessante di camion, macchine, biciclette, autostoppisti ed il mio cuore partiva con loro.

Ferruccio che viaggia e mi porta i libri per imparare l’inglese, a “PORTOBELLO” partecipa una donna camionista e, nella rivelazione di un attimo, il mio futuro è alla guida di un camion.
Le firme di papà per gite scolastiche extra, strappate con l’aiuto di un paio di bicchieri di vino.

Lo zio “Ceschino” che passa col trattore e mi saluta, profetico, gridandomi:”Vagabonda!!”,

Ancora non sapevo come chiamare questo mio voler partire, tanto alieno a una terra come la mia.

Ero nata viaggiatrice.

25 Aprile

FIORA

L’alba si alza su questi 80 anni di storia Italiana, io la guerra l’ho vissuta nei racconti dei miei genitori, e in qualche modo è diventata parte della mia vita.

Un padre che ti dice: ”ti ci vorrebbe un po’ di guerra” mi ha sempre fatto arrabbiare.

Questo suo modo condannare gli sprechi, di chiudere discussioni da lui ritenute inutili, di tranciare qualsiasi dialogo  mi toglieva il fiato e la voglia di cercarne una ragione.

“Ti ci vorrebbe un po’ di guerra” raccoglie anni di fame, di paura, di infanzia rubata, di sopraffazioni, di regime fascista, di ribellione e di morte. 

Ritorna oggi nella mia testa ancora e ancora la sua voce, con quel tono un poco derisorio….:”Ti ci vorrebbe un po’ di guerra”.

Mi accorgo che ha scavato nel profondo, è parte di me, i miei occhi guardano e vedono attraverso gli echi di questa frase.

Io sono il 25 aprile, io sono libera grazie a quel “po’ di guerra”.

Io sono antifascista

REJEAN

Quand j’étais un tout petit garçon

Je me sauvais de la maison

Je partais sans le dire à maman

Pour aller jouer dans l’étang

J’avais fait un tout petit voilier

Avec des bouts de merisier

(Daniel Lavoie)

(Quando ancora ero un bimbo

Scappavo da casa senza dirlo alla mamma

Andavo allo stagno a giocare

Con la legna trovata sulla riva

avevo costruito una piccola barca a vela).

Sono gli anni ’50, è il nord del Québec : Il fiordo del Saguenay, qui dove l’eredità francese ancora rimane zoccolo duro, qui dove l’inglese è una lingua straniera, qui è mia la terra.

Sono il numero sette, mamma e papà si fermarono al tredici, la nostra, una tribù.

Come tanti figli di mezzo rimango felicemente ignorato, costruisco dighe e ponti di neve e ghiaccio, piccolo castoro di fiume e futuro irrimediabile d’ingegnere.

Acqua ed aria sono le mie sirene, incantano i miei sogni d’infanzia, magia e mistero di un’immensità senza confini.

La mia mente facile al calcolo e alla logica di numeri e misure trova la sua nemesi nel imprevedibilità degli elementi.

Cresco ascoltando il vento perché gonfi le mie vele, mi faccia aprire le ali e mi porti in luoghi che ancora non esistono.